Ucraina: accoglienza e supporto nel centro di transito di Pavlohrad
13 Febbraio 2026
Quello di Pavlohrad, città a pochi chilometri dal fronte, è un centro di transito in cui l’obiettivo è assistere le persone per un massimo di tre giorni prima di trovare loro una situazione più stabile nel resto del paese. Sono poche, però, le persone disposte ad allontanarsi troppo dalle proprie abitazioni.
di Davide Maria De Luca per INTERSOS
Quando le persone scappano dalla guerra in Donbass, spesso il primo posto che incontrano sulla loro strada è il centro per evacuati di Pavlohrad, un vecchio edificio scolastico, circondato da tendoni e situato all’ingresso di questa città di centomila abitanti, a un’ora e mezza da Pokrovsk, che da oltre un anno è teatro dei combattimenti in Ucraina.
Pavlohrad è un luogo relativamente sicuro, ma anche qui ogni tanto arrivano bombe e missili. All’interno dell’edificio, reti bianche sono posizionate di fronte a ogni finestra, così da limitare il numero di schegge di vetro nel caso un’esplosione le mandi in frantumi.
Qui, grazie ai fondi dell’Unione Europea, INTERSOS lavora, insieme sua nostra organizzazione partner ucraina, Posmishka, per fornire aiuto e supporto alle persone che fuggono dal fronte in avanzamento.
“Da noi arrivano fino a 450 persone al giorno”, dice Alla Rybatseva, rappresentante del governo regionale di Donetsk e coordinatrice del centro. Un numero cresciuto nel corso dell’estate, con l’allargarsi dell’offensiva russa, spiega.
“Le persone che arrivano qui sono soprattutto anziani, seguiti dalle famiglie con bambini. Chi ha i mezzi economici se ne va da solo, senza passare di qui. Questo è un centro per chi non riuscirebbe a fare nulla senza aiuto esterno”, racconta.
Anche Rybatseva è una sfollata interna, come le persone che aiuta. Prima della grande invasione, lavorava come amministratrice territoriale a Novohrodivska, nella regione di Donetsk, ma quando nel luglio del 2024 le truppe russe sono arrivate nel villaggio, ha dovuto trasferirsi più a ovest, insieme al resto dell’amministrazione, che ora opera “in esilio” da Pavlohrad.
“Le persone sono molto stressate quando arrivano qui e gli fa bene incontrare una persona che ha vissuto le stesse esperienze.”
Quello di Pavlohrad è un centro di transito, in cui l’obiettivo è assistere le persone per un massimo di tre giorni prima di trovare loro una situazione più stabile nel resto del paese, possibilmente lontano dal fronte. Sono in pochi, però, quelli disposti ad andare dalla parte opposta del paese. Quasi tutti vorrebbero restare il più vicino possibile alle loro abitazioni. O a quello che ne resta.