Ventimiglia, morto giovane rifugiato. INTERSOS: Stato non può più chiudere gli occhi
13 Giugno 2017
Un giovane rifugiato sudanese ha perso la vita annegando nelle acque del mare alla foce del fiume Roya, a Ventimiglia, sulle cui rive vivono da mesi in condizioni di estremo degrado circa 250 persone.
“Dalle informazioni che abbiamo raccolto – racconta Daniela Zitarosa, assistente legale del131 progetto INTERSOS a Ventimiglia – la vittima è un ragazzo sudanese che era entrato in acqua vestito e che è stato poi trascinato via dalla forte corrente. Da tempo denunciamo la condizione di inaccettabile degrado del campo sorto sotto il ponte sulle rive del fiume Roya: 250 persone, un terzo delle quali monitorate da INTERSOS come minori non accompagnati, vivono da mesi senza accesso all’acqua e ai servizi igienici, in condizioni di estremo disagio e vulnerabilità”.
“È una morte che fa rabbia e di fronte alla quale lo Stato non può chiudere gli occhi – afferma Cesare Fermi, responsabile migrazione di INTERSOS – perché nasce da una perdurante e vergognosa condizione di degrado, deliberatamente alimentata nel territorio di Ventimiglia da una politica di militarizzazione, repressione e negazione dell’accoglienza: respingimenti arbitrari di minori da parte della polizia di frontiera sul lato francese, rastrellamenti e deportazioni sul lato italiano. Sul fiume Roya, le persone vivono in una condizione igienico – sanitaria che sarebbe impensabile nei campi del Medio Oriente o dell’Africa nei quali INTERSOS lavora. Non ci può essere gestione dei flussi migratori senza il rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone”.