La crisi dei rimpatriati in Afghanistan: urgente necessità di un sostegno prolungato
2 Aprile 2026
Negli ultimi anni, milioni di afghani sono stati costretti a tornare in patria dai Paesi vicini. Questi afghani sono tornati con poco o nulla dopo anni o decenni di esilio e si sono ritrovati senza risorse in un Paese che sta affrontando una difficile situazione umanitaria ed economica. INTERSOS ha pubblicato un documento di advocacy che mette in luce la loro situazione, la risposta dell’organizzazione e chiede alla comunità internazionale di fornire un sostegno urgente e duraturo per garantire che i rimpatriati afghani non vengano abbandonati a se stessi.
Dopo essere uscito da decenni di conflitti nel 2021, l’Afghanistan rimane intrappolato in una crisi a più livelli. Nel 2026, quasi 22 milioni di persone, ovvero poco meno della metà della popolazione afghana, hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre più di 5 milioni di afghani sono tornati dai Paesi limitrofi, soprattutto Iran e Pakistan, negli ultimi 3 anni.
INTERSOS, presente in Afghanistan dal 2001, gestisce attualmente progetti in sette province. Garantiamo assistenza alle comunità locali, compresi i rimpatriati. Questo documento, sviluppato grazie alle interviste con le famiglie dei rimpatriati, all’esperienza dello staff di INTERSOS nell’assistenza alle famiglie dei rimpatriati e a informazioni secondarie, ha lo scopo di fornire una panoramica delle attuali esigenze e delle sfide dei rimpatriati e di condividere la risposta umanitaria di INTERSOS. Infine, nel documento vengono delineate le principali raccomandazioni per rispondere alla crisi in corso.
In un contesto socio-economico già difficile, che ha avuto un impatto umanitario devastante sulla maggior parte della popolazione afghana, il ritorno di un gran numero di afghani dai paesi limitrofi ha aggiunto ulteriore tensione a un sistema fragile e con risorse sovraccariche. Nel 2025, quasi 3 milioni di afghani sono tornati nel loro Paese.
La maggior parte di loro è statacostretta a tornare in Afghanistan. Le persone raccontano spesso di essere state costrette a lasciare le loro case nel giro di poche ore. Di conseguenza, le persone spesso partono solo con gli effetti personali più essenziali e tornano in un Paese che, in molti casi, non vedono da decenni. Questo rende il processo di rientro estremamente improvviso e traumatico, in particolare per le famiglie che stanno già affrontando gravi difficoltà economiche.
Il centro di accoglienza del valico di frontiera di Islam Qala tra Afghanistan e Iran. Nel luglio 2025 più di 585.000 afghani sono tornati in Afghanistan dall’Iran.
Esigenze e sfide
I rimpatriati afghani spesso arrivano al confine esausti, disorientati e con risorse molto limitate dopo viaggi lunghi e difficili, portando con sé solo pochi effetti personali e poche informazioni su ciò che li attende in Afghanistan. I loro bisogni immediati sono acuti e di ampia portata: accesso all’assistenza sanitaria, al cibo, all’acqua potabile, a un riparo e al supporto per la protezione. Queste esigenze sono aggravate dallo stress, dal trauma e dall’incertezza sul futuro.
Sebbene presso i principali valichi di frontiera sia disponibile l’accesso ad assistenza di emergenza, questa è a breve termine e non sufficiente ad affrontare la portata e la complessità dei bisogni. Una volta superati i punti di ingresso, i rimpatriati si trovano ad affrontare povertà diffusa, servizi limitati e scarse opportunità economiche e di sostentamento rendendo estremamente difficile il loro reinserimento. Per molte famiglie, la lotta per soddisfare i bisogni di base si trasforma rapidamente in una lotta prolungata per la stabilità e la dignità in un Paese già sottoposto a un’immensa pressione umanitaria.
“Il nostro bisogno fondamentale è avere un rifugio tutto nostro. Non abbiamo soldi a casa. Se ci venisse data un’assistenza in denaro, ci aiuterebbe molto. Non abbiamo nemmeno cibo”.
Donna rimpatriata dall’Iran,
Provincia di Herat
“La nostra preoccupazione principale è la totale mancanza di accesso alle risorse. Siamo bloccati in un ciclo di povertà. Non c’è lavoro e non c’è modo di avere un reddito stabile. È pieno inverno e fa molto freddo. Non abbiamo legna da ardere per riscaldarci o cucinare.
Non abbiamo farina, tè o olio. Non abbiamo letteralmente nulla in casa. Molti di noi sono malati, compresi gli anziani. Anche se i medici esistono, non possiamo permetterci di pagare le medicine. I nostri familiari malati rimangono soli perché non abbiamo le risorse per curarli”.
Uomo rientrato dal Pakistan
Provincia di Helmand
“Abbiamo molti problemi qui: non c’è lavoro, non c’è cibo e non possiamo permetterci di mangiare. Il più delle volte i miei figli vanno a dormire senza aver mangiato”.
Donna rimpatriata dall’Iran,
Provincia di Nimruz
L’intervento di INTERSOS
INTERSOS fornisce principalmente assistenza attraverso centri sanitari di base che forniscono un supporto integrato alla salute, alla nutrizione e alla protezione e al tempo stesso sostiene le attività di immunizzazione, la distribuzione di kit e di contanti, nonchè le attività di Acqua e Igiene (WASH). Alcune di queste strutture sono situate in prossimità dei punti di confine, aree note per la presenza di un alto numero di rimpatriati, mentre altre sono situate nelle comunità locali.
Inizialmente, l’assistenza di INTERSOS ai rimpatriati si è concentrata nella provincia di Kandahar, dove l’organizzazione è presente da anni. Nel 2025, grazie al sostegno dell’Unione Europea, INTERSOS ha ampliato le proprie attività ad altre province, in particolare Nimruz, Herat e, più recentemente, Helmand. In queste aree lavoriamo vicino ai punti di confine, come a Zaranj nella provincia di Nimruz o a Bharmacha nella provincia di Helmand, o in aree con insediamenti di rimpatriati, come nel caso di Herat, dove INTERSOS gestisce due strutture sanitarie in comunità con una significativa presenza di rimpatriati.
Allo stesso tempo, INTERSOS è presente anche a Kabul, Zabul e Oruzgan, dove, pur continuando a fornire assistenza alle comunità locali, sostiene e assiste anche le famiglie dei rimpatriati quando presenti.
Raccomandazioni
Questo documento chiede alla comunità internazionale un impegno rinnovato e di principio, che comprenda un aumento dei fondi umanitari, un’assistenza allo sviluppo mirata e un rafforzamento del sostegno transfrontaliero. Esorta inoltre tutti gli Stati, in particolare i Paesi limitrofi e i governi europei, a riconoscere che le condizioni in Afghanistan non sono favorevoli a un ritorno sicuro e dignitoso e che proteggere gli afghani e sostenere la loro capacità di ricostruirsi una vita è un imperativo umanitario e una responsabilità condivisa.
Scarica l’Advocacy Brief per consultare l’elenco completo delle raccomandazioni.