Ucraina: nel 2025 più vittime civili e persone in fuga dalla guerra
Case distrutte, scuole chiuse, ospedali colpiti e città e villaggi senza acqua, luce o riscaldamento: il 2025 appena conclusosi racconta un’Ucraina stremata da quasi quattro anni di guerra. Mentre il numero di sfollati e vittime civili continua a crescere, milioni di persone affrontano l’inverno in condizioni estreme, affidandosi a un aiuto umanitario sempre più difficile da garantire.
Il 2025 è stato un anno cruciale per la guerra in corso in Ucraina. A quasi quattro anni dall’inizio dell’escalation che ha portato ad un conflitto drammatico, l’anno appena concluso segna un record di vittime civili che già nel giugno scorso erano ben 1300 circa.
Oltre ai missili, e ai bombardamenti, l’uso crescente di droni a lungo e corto raggio da parte delle forze russe costituisce una delle cause più significative delle morti tra la popolazione civile, sia nelle zone del fronte che in quelle più distanti.
Il resoconto di fine anno racconta ancora una volta di una crisi umanitaria enorme, con 10,8 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, 3,7 milioni sono gli sfollati interni (IDPs), oltre 5 milioni di ucraini vivono come rifugiati in tutta Europa, mentre 4,1 milioni sono le persone che hanno fatto ritorno nei propri villaggi o città, trovando le case e le infrastrutture spesso distrutte o contaminate da ordigni esplosivi. Più del 62% degli sfollati interni riporta che la propria casa è stata distrutta -totalmente o parzialmente- o occupata.
Gli attacchi alle infrastrutture civili, continuano ad aggravare i bisogni umanitari e a limitare l’accesso ai servizi. Da dicembre 2024 a dicembre 2025, sono state più di mille le infrastrutture energetiche colpite, circa il 70% del totale, causando blackout ricorrenti che interrompono riscaldamento, acqua e servizi pubblici essenziali. I sistemi idrici vengono regolarmente danneggiati, compromettendo l’accesso all’acqua potabile. Nelle zone vicine alla linea del fronte, oltre 1 milione di persone è rimasta senza accesso sicuro all’acqua a causa dei danni alle reti e della mancanza di energia per far funzionare le pompe. Inoltre, sono state distrutte o danneggiate più di 300 strutture ospedaliere o centri di salute e circa 480 edifici scolastici e strutture legate all’istruzione in tutto il Paese. Oggi in Ucraina c’è una generazione intera di bambini che si vede parzialmente o totalmente negato il diritto all’istruzione.

L’aiuto umanitario sempre più a rischio lungo la linea del fronte
Le condizioni umanitarie sono più gravi lungo la linea del fronte, ma anche lungo il confine con la Russia nelle regioni di Kherson, Kharkiv e Sumy. L’accesso umanitario alle zone occupate dalle forze armate russe -come le regioni sud orientali dell’Ucraina- e alle zone a più alto rischio, più vicine alla linea del fronte, rimane fortemente limitato. L’Oblast di Donetska, nell’est del territorio, resta al centro delle più intense offensive terrestri nel 2025. Continuano ad allarmare anche i contesti di Kharkiv, Kherson, Luhansk e Zaporizka, identificati come i principali luoghi di origine degli sfollati interni proprio per l’intensità dei combattimenti. La città meridionale di Odesa, la capitale Kyiv e le regioni settentrionali registrano livelli di insicurezza molto alti, aumentati nel corso degli ultimi mesi del 2025.
Le categorie sociali maggiormente colpite dal conflitto sono gli anziani, che spesso scelgono di rimanere nelle loro zone di origine nonostante la pericolosità per mancanza di alternative o difficoltà di fuga, le persone con disabilità e malattie croniche che incontrano enormi ostacoli di movimento che minano la possibilità di ricerca di un posto sicuro, e poi ci sono i nuclei familiari diventati monogenitoriali a causa del conflitto, con la sola presenza di madri e figli. Spesso sono proprio le donne a riferire i livelli più alti di stress psicosociale, anche perchè si ritrovano a dover badare non solo alle proprie famiglie ma anche a prendere le redini di servizi di comunità per via dell’assenza degli uomini chiamati a combattere al fronte. Questo avviene molto spesso nei villaggi dell’Oblast di Khersonksa, ad esempio, dove sono le donne a gestire le case di comunità nelle quali avviene la distribuzione di cibo, coperte, acqua potabile, prodotti per l’igiene e ogni altro bene fondamentale per la quotidianità di chi vive in un contesto di guerra.
Tra i bisogni più urgenti ci sono le necessità di cure primarie, di assistenza psicologica e di materiali utili ad affrontare il rigido inverno senza luce né riscaldamento. Allo stesso tempo, la riduzione dei fondi e i pericoli costanti legati agli attacchi nelle aree più a rischio ostacolano la capacità delle organizzazioni umanitarie di raggiungere le persone che ne hanno bisogno.
Il nostro lavoro sul campo: 100 mila persone assistite
A fronte di una crisi umanitaria incessante e nonostante l’impegno sul campo delle organizzazioni umanitarie come INTERSOS, il finanziamento ai progetti umanitari rimane un problema primario: il piano di risposta umanitaria per il 2025 è finanziato solo al 45%, lasciando scoperti servizi critici come protezione, acqua e riscaldamento proprio mentre si affrontano i duri mesi invernali. L’accesso umanitario rimane limitato in diverse aree a causa della forte insicurezza e della distruzione di molte vie di collegamento.
“Nel 2025 noi di INTERSOS abbiamo raggiunto piu’ di 100mila persone, attraverso progetti sanitari rivolti alla salute fisica e mentale, protezione umanitaria in risposta a bisogni primari, distribuzione di beni essenziali e altre attività di assistenza”, racconta Filippo Agostino, capo missione INTERSOS in Ucraina.
“La situazione continua ad essere tesa, con bombardamenti continui in diverse aree del Paese e il nostro lavoro prosegue nonostante le tante difficoltà e i molti rischi di sicurezza, soprattutto nelle zone di Kherson e Kharkiv, dove operiamo per assistere diverse comunità”.

Protezione
Tra i progetti attivi sul campo, nel 2025 abbiamo fornito servizi di protezione, grazie al supporto dell’Unione Europea, nelle aree di Donetsk, Kharkiv e Zaporiska, in particolare nelle zone più remote e isolate. Il nostro aiuto ha raggiunto 20.311 persone, tra queste, 3.416 sono state seguite con percorsi psicosociali e abbiamo assistito 1.908 persone con disabilità.
L’intervento umanitario di INTERSOS in Ucraina è iniziato nel 2022, quando sono stati avviati progetti di aiuto per le migliaia di famiglie sfollate internamente e per i rifugiati oltre il confine con la Moldavia e la Polonia. Ad oggi, il nostro lavoro prosegue e si concentra nelle aree di Kherson e Mikolayiv, situate nel sud-est del Paese, e in quelle di Kharkiv e di Sumy, che si trovano nell’est.
Le nostre squadre umanitarie raggiungono, con le unità mobili, anche le aree più remote, affrontando percorsi anche molto lunghi e rischiosi, pur di essere costantemente presenti sul campo e non lasciare isolate le persone che vivono in condizioni di difficoltà e assenza di servizi.
“Operiamo direttamente sul campo con il nostro team, oppure con i nostri partner locali consolidati e, da novembre scorso, lavoriamo anche nei centri di transito per gli sfollati delle città di Lozova e Kharkiv, supportando le persone in fuga con assistenza psico-sociale, distribuzione di kit con beni essenziali e supporto alla prevenzione della di violenza di genere”, racconta Agostino.
La questione degli sfollati interni è particolarmente critica, negli ultimi mesi -dal primo settembre ad oggi- sono state registrate quasi 36 mila persone, fuggite per lo più dal Donetsk (con un aumento del 50%) e la maggior parte di loro ha trovato riparo proprio nei centri di Kharkiv e Lozova.
Con l’aumento delle temperature rigide e la difficoltà di scaldarsi per molte comunità, INTERSOS sta effettuando consegne di pallets per le stufe – circa 400 tonnellate di legna ad oggi- per le famiglie di Kherson e Mikolayiv.
A questo si aggiunge un nuovo progetto in partenza finalizzato all’identificazione delle aree minate nel Paese. L’Ucraina, infatti, è considerata uno dei Paesi più contaminati al mondo da mine e da residuati bellici esplosivi. A giugno 2025 oltre 139 mila chilometri quadrati di territorio sono stati considerati contaminati da mine o altro tipo di ordigno esplosivo.
INTERSOS è a capo di un vasto piano che coinvolge diverse organizzazioni locali e mira a sensibilizzare le comunità sulla presenza delle mine e a delimitare le aree dove sono ancora presenti da quelle dove non lo sono, nelle regioni di Kherson, Mikolayiv, Kharkiv e Dnipro.

Lyudmila Kovalenko ha 68 anni e viveva nel villaggio di Tsyrkuny, in Ucraina. Suo figlio è al fronte a combattere, come tutti gli uomini ucraini tra i 25 e i 60 anni. Oggi, con suo marito, sono sfollati nel loro Paese e affrontano quotidianamente le difficoltà di una vita segnata dal conflitto e dalla distruzione della loro casa. Quando il loro appartamento è stato distrutto, la loro vita è cambiata radicalmente. Lyudmila è una delle tante donne che partecipano alle attività di supporto psicosociale attivate da INTERSOS grazie al finanziamento dell’Unione Europea. È uno dei momenti migliori della sua settimana: lì riesce a ritrovare un po’ di serenità, cercando, per un lasso di tempo, di non sentire il suono dell’allarme antiaereo e dei combattimenti in lontananza.




