Afghanistan, allarme delle ONG: mezzo milione di persone tornate dal Pakistan hanno bisogno di aiuto per l'inverno
14 Dicembre 2023
Sono quasi mezzo milione gli afgani che sono tornati dal Pakistan da quando, quasi tre mesi fa, il Governo pakistano ha annunciato un piano di rimpatrio immediato per i cittadini stranieri senza documenti.
Ora tutte queste persone, il cui numero è destinato ad aumentare giorno dopo giorno, si trovano, sfollate e senza risorse, ad affrontare i rigidi mesi invernali in un Paese, l’Afghanistan, che non ha la possibilità di sostenerle. L’Afghanistan, infatti, sta ancora scontando decenni di conflitti, disastri come i recenti e devastanti terremoti nella parte occidentale del Paese e una crisi economica paralizzante. Con 29 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, ha poco da offrire a chi sta tornando.
INTERSOS, insieme ad altre otto ONG che lavorano nel Paese, chiede con urgenza alla comunità internazionale e ai donatori umanitari di aumentare il sostegno alle famiglie sfollate che sono tornate in Afghanistan per garantire la loro sopravvivenza durante l’inverno. Inoltre, per evitare l’aggravarsi della crisi, esortano i Paesi ospitanti a continuare a offrire rifugio agli afgani all’estero fino a quando non sarà possibile un ritorno sicuro e sostenibile nel loro Paese d’origine.
Comunicato congiunto
Un gruppo di nove ONG internazionali che operano in Afghanistan chiede con urgenza alla comunità internazionale e ai donatori umanitari di aumentare il sostegno alle famiglie sfollate che sono tornate in Afghanistan per garantire la loro sopravvivenza durante i rigidi mesi invernali. Inoltre, per evitare l’aggravarsi della crisi, esortano i Paesi ospitanti a continuare a offrire rifugio agli afgani all’estero fino a quando non sarà possibile un ritorno sicuro e sostenibile nel loro Paese d’origine.
Sono passati quasi tre mesi da quando il Pakistan ha annunciato che i cittadini stranieri privi di documenti devono lasciare il Paese o affrontare la deportazione; da allora, quasi mezzo milione di afghani ha attraversato il confine con l’Afghanistan. Le famiglie afghane di ritorno affrontano un futuro cupo, con poche o nessuna risorsa per sopravvivere al rigido inverno, per non parlare della ricostruzione delle loro vite, avvertono CARE International (CARE), il Consiglio danese per i rifugiati (DRC), INTERSOS, International Rescue Committee (IRC), Islamic Relief Worldwide (IRW), Mercy Corps, il Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC), Save the Children International e World Vision International (WVI).
L’80% dei rimpatriati è costituito da donne e bambini che sono esposti a maggiori rischi di protezione durante il viaggio di ritorno in Afghanistan.
Mariam*, una madre di cinque figli confinata in uno spazio abitativo con undici membri della famiglia, racconta le difficoltà della sua famiglia nel soddisfare i propri bisogni: “Abbiamo usato tutti i nostri soldi, compresa l’assistenza ricevuta al confine, per tornare in Afghanistan e pagare le spese di trasporto. Alcuni parenti ci hanno aiutato a trovare un rifugio a Jalalabad, ma il proprietario ora ci chiede l’affitto e noi non abbiamo più nulla. Cosa troveremo da mangiare? Vorrei che potessimo avere una casa nostra e trovare opportunità di lavoro. Senza un sostegno per noi donne, saremo costrette a chiedere l’elemosina per strada o a mandare i nostri figli in strada per trovare qualsiasi lavoro possibile“.
L’Afghanistan sta ancora scontando decenni di conflitti, disastri come i recenti e devastanti terremoti nella parte occidentale del Paese e una crisi economica paralizzante. Con 29 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, l’Afghanistan ha poco da offrire a chi sta tornando.
Senza nulla a cui tornare e con risorse limitate a disposizione, la sopravvivenza e il benessere delle famiglie che rientrano sono a rischio. La mancanza di posti di lavoro e di opportunità occupazionali incide pesantemente sulla capacità di coloro che rientrano di sostenere le proprie famiglie e di integrarsi nelle comunità, soprattutto per i nuclei familiari composti da donne. Le soluzioni a lungo termine devono essere prioritarie anche per aiutare tutti gli sfollati afghani nel Paese a ricostruire le loro vite. Ad esempio, devono potersi insediare su terreni adeguati senza temere sfratti e ulteriori spostamenti, nonché accedere a opportunità di lavoro e all’istruzione.
*Nome di fantasia per motivi di protezione
Contesto
Dal 15 settembre al 9 dicembre 2023, 456.590 persone sono rientrate dal Pakistan in Afghanistan. Si prevede che questo numero aumenterà nei prossimi mesi.
Il 26 settembre 2023, il Ministero dell’Interno del Governo del Pakistan ha pubblicato il Piano di rimpatrio degli stranieri illegali. Il piano delinea le procedure di rimpatrio/espulsione proposte per i non cittadini che risiedono in Pakistan e non sono in possesso di un visto valido in tre fasi, a partire dai cittadini afghani privi di documenti, seguiti dai titolari di Afghanistan Citizen Card (ACC) e dai titolari di Proof of Registration (PoR).
L’80% dei rimpatriati sono donne e bambini, il 48% sono donne e ragazze e il 13% sono capifamiglia.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, 29 milioni di afghani all’interno del Paese hanno attualmente bisogno di assistenza umanitaria, e 17,2 milioni di persone, il 40% della popolazione, faticano a soddisfare i loro bisogni alimentari di base (OCHA).
Le operazioni di aiuto nel Paese devono far fronte a una carenza critica di fondi, poiché i bisogni umanitari rimangono gravi. Mentre si avvicina la fine dell’anno, l’appello di 3,2 miliardi di dollari per aiutare più di 29 milioni di persone in tutto il Paese è finanziato solo per il 41,9%.