Ciad: alloggi d'emergenza per i rifugiati sudanesi nel campo di Goudrane
2 Aprile 2026
Nella provincia di Wadi-Fira, nell’est del Ciad, decine di migliaia di rifugiati sudanesi tentano oggi di ricostruire le proprie vite in condizioni estremamente precarie, dipendendo da un aiuto umanitario essenziale per sopravvivere.
Case abbandonate, famiglie separate, comunità costrette a fuggire sotto i bombardamenti: la guerra in Sudan continua a spingere centinaia di migliaia di persone a cercare rifugio nei paesi vicini. Dall’intensificarsi del conflitto nel Darfur, gli sfollamenti non hanno smesso di aumentare. Al 2 marzo 2026, oltre 916.000 persone hanno trovato rifugio in Ciad, portando il numero totale di sfollati nel paese a più di 2,1 milioni, di cui la maggioranza sono donne e bambini. Questa crescente pressione umanitaria mette a dura prova le capacità di accoglienza e i servizi essenziali nelle zone di confine.
Il campo di Goudrane, estensione del campo di Iridimi nel dipartimento di Kobé, accoglie oggi circa 50.000 rifugiati sudanesi fuggiti dalle violenze a partire da aprile 2025. Situato in una zona arida, è caratterizzato da condizioni di vita estreme, con un accesso limitato a ripari e strutture sanitarie. L’esposizione prolungata al sole, alla pioggia e al vento, insieme al sovraffollamento e alla mancanza di igiene, aumentano considerevolmente il rischio di malattie, tra cui il colera.
Condizioni di vita precarie all’arrivo nel campo
Al loro arrivo a Goudrane, la maggior parte delle famiglie non aveva alcun riparo.
“Dormivamo all’aperto, esposti al sole, alla pioggia e a qualsiasi pericolo”, racconta Hawa Arbem, madre di tre figli. “Non c’era abbastanza da mangiare”.
La situazione è simile per molti rifugiati fuggiti d’urgenza, lasciando indietro case, terre e mezzi di sussistenza.
“Abbiamo abbandonato tutto per scappare. Non potevamo più restare a causa dei combattimenti”, spiega Oumda Abdallah Hassaballah, 75 anni, ex coltivatore a El-Fasher.
L’assenza di latrine rendeva le condizioni di vita ancora più dure, esponendo le famiglie non solo a rischi sanitari, ma anche a una perdita di privacy e dignità.
La nostra risposta: rifugi d’emergenza e condizioni igieniche dignitose
Di fronte a questa situazione critica, INTERSOS, in collaborazione con le ONG nazionali ADESOH e AFDI e con il sostegno del Fondo Umanitario Regionale per l’Africa Occidentale e Centrale (FHRAOC), sta attuando una risposta multisettoriale focalizzata su alloggi, accesso all’acqua e servizi igienico-sanitari.
Nel campo di Goudrane e dintorni, questo intervento ha permesso di:
Costruire 1.400 rifugi familiari d’emergenza;
Installare 280 latrine e docce;
Sensibilizzare migliaia di persone sulle buone pratiche igieniche.
Sono stati inoltre distribuiti kit per migliorare sia la qualità dei rifugi che le condizioni igieniche nel campo, inclusi strumenti di costruzione e materiale per la pulizia e l’igiene.
Bisogni persistenti e un appello a rafforzare l’assistenza
Nonostante i progressi compiuti, i bisogni sono ancora significativi. Hamid Zakaria Mahamat Muniss, rappresentante dei rifugiati nei campi di Goudrane e Iridimi, sottolinea l’entità delle sfide: “Al nostro arrivo eravamo circa 75 convogli. Oggi contiamo più di 15.000 nuclei familiari, ovvero quasi 50.000 persone solo nel campo di Goudrane”.
Pur riconoscendo gli sforzi delle autorità ciadiane, della CNARR, dell’UNHCR e delle organizzazioni umanitarie, ricorda però che le necessità superano ancora le capacità di risposta e insiste sui bisogni urgenti ancora da coprire: la gestione dei nuovi arrivi, la creazione di strutture più durevoli e la necessità di un sostegno a lungo termine per la creazione di attività generatrici di reddito per i rifugiati.
Nel campo di Goudrane, ogni rifugio costruito rappresenta molto più di una struttura tangibile. Costituisce uno spazio di protezione, un luogo di stabilità e un punto di partenza per ricostruire una vita. Grazie al sostegno dei suoi partner, INTERSOS prosegue il suo impegno a fianco dei rifugiati sudanesi nell’est del Ciad, fornendo risposte concrete ai bisogni immediati e contribuendo a dare speranza alle comunità colpite.