Libano, un anno dopo l’esplosione a Beirut economia al collasso e insicurezza
30 Luglio 2021
I danni causati dall’esplosione del 4 agosto 2020 hanno aggravato la crisi economica del Libano trasformandola in crisi umanitaria. Un milione di persone si trova in una condizione di insicurezza alimentare
Dalla fine del 2019 il Libano affronta una delle più gravi crisi economiche dell’era moderna. Dal 2020, ne affronta ben cinque: il collasso economico, la crisi siriana, l’instabilità politica, la pandemia di COVID-19 e l’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020, che ha aggravato pesantemente la situazione. “Se anche in condizioni normali l’esplosione del porto avrebbe causato danni ingenti dai quali sarebbe stato complesso riprendersi – spiega Riccardo Mioli, capo missione di INTERSOS in Libano – la combinazione di queste crisi rende la situazione gravissima per tutta la popolazione e ancor di più per le persone vulnerabili, sia libanesi che rifugiate”.
I dati raccolti da INTERSOS in questo ultimo anno identificano la mancanza di cibo e soldi per l’affitto come le due emergenze più pressanti nel Paese. Secondo la Banca Mondiale l’esplosione ha causato tra i 3.8 e 4.5 miliardi di danni. Il 90% dell’import libanese avveniva attraverso il porto di Beirut: la distruzione della maggior parte delle riserve del Paese ha fatto sì che oggi 1 milione di persone viva in una condizione di insicurezza alimentare. Il 77% delle famiglie libanesi dice di non avere cibo a sufficienza, ma la gravità della situazione appare chiara dal dato delle famiglie siriane: il 99% non ha accesso regolare al cibo. Nel 30% delle famiglie un bambino ha saltato un pasto o è andato a letto affamato.
Un milione di persone non ha accesso all’assistenza sanitaria
Prima dell’esplosione e della pandemia era la popolazione rifugiata ad essere in condizioni di povertà estrema e insicurezza alimentare, ora è metà della popolazione libanese a trovarsi impoverita e la quasi totalità di quella rifugiata. INTERSOS ha inoltre riscontrato una grande difficoltà ad accedere al sistema sanitario, un dato preoccupante considerata la pandemia in corso. Sono circa 1 milione le persone bisognose di assistenza sanitaria, solo il 15% della popolazione ha ricevuto due dosi di vaccino contro il COVID-19.
Tre dei quattro servizi pubblici più colpiti dalla crisi sono strettamente legati al deteriorarsi della condizione sanitaria: elettricità, rifornimento di acqua pulita, servizi igienici e sistema scolastico. Il 70% delle risorse naturali d’acqua è contaminato, fino al 90% nei centri urbani, il 64% della popolazione non ha accesso sicuro all’acqua potabile.
In prima linea per la ricostruzione
In risposta ai nuovi bisogni che stanno emergendo, INTERSOS ha riorganizzato ed esteso i suoi programmi nel Paese, a partire proprio dall’assistenza alle persone colpite dall’esplosione di Beirut. Con il sostegno dell’Unione Europea, il nostro intervento si è concentrato sulla ricostruzione delle case danneggiate e sul supporto psicosociale e legale a persone in condizioni di marginalità o vulnerabilità. In un anno sono 996 le abitazioni ristrutturate e oltre 1.000 le famiglie aiutate, tra cui diverse persone anziane, la cui salute mentale era andata deteriorandosi a causa della precarietà delle condizioni abitative.
Particolare attenzione è stata dedicata ai rischi legati all’aumento della violenza di genere. La grave situazione umanitaria in Libano ha esacerbato le diseguaglianze di genere già presenti nel Paese, aumentando i pericoli che corrono donne e bambine. In seguito all’esplosione decine di migliaia di case sono andate distrutte, causando danni non solo infrastrutturali, ma che riguardano anche i livelli di sicurezza, l’aumento del rischio di violenza di genere e l’impatto sulla salute mentale. Aspetto su cui INTERSOS interviene attraverso supporto psicologico rivolto a persone a rischio o sopravvissute a violenza di genere, interventi di salute riproduttiva e attività di sensibilizzazione e prevenzione di violenza di genere.