In Nigeria più di 2 milioni di bambini non hanno mai ricevuto un vaccino e il Paese è tra i dieci al mondo che non hanno ancora debellato il tetano materno e neonatale. INTERSOS, nelle strutture sanitarie in cui opera, garantisce la vaccinazione materna e neonatale e porta avanti campagne di sensibilizzazione nelle comunità.

World Immunization Week 2026 – “Per ogni generazione, i vaccini funzionano”

Falmata è seduta in silenzio mentre un’ostetrica prepara il suo vaccino. Fino a poco tempo fa, la paura la teneva lontana. Oggi, la consapevolezza ha dissolto l’incertezza.

“Mi sento tranquilla sapendo che il mio bambino è al sicuro”, dice.

Siamo nella struttura di salute materno-infantile supportata da INTERSOS a Magumeri, nello Stato del Borno, in Nigeria. In una regione segnata da anni di conflitto, questo semplice gesto porta con sé un significato profondo: è protezione, resilienza e ricostruzione silenziosa della fiducia in un sistema sanitario fragile.

Il nord-est della Nigeria ha vissuto oltre un decennio di conflitto prolungato, che ha indebolito i sistemi sanitari e costretto milioni di persone alla fuga. Per le donne incinte e i neonati, le conseguenze sono drammatiche. Malattie prevenibili come il tetano, la pertosse, l’influenza e l’epatite B continuano a fare vittime, soprattutto dove l’accesso alle cure è limitato.

In tutta la Nigeria, il divario nella copertura vaccinale rimane uno dei più ampi al mondo. Più di 2,2 milioni di bambini non hanno mai ricevuto un solo vaccino, rappresentando circa il 16% del carico globale di bambini “zero dose”. Solo il 35,6% dei bambini tra i 12 e i 23 mesi è completamente vaccinato, con la copertura più bassa concentrata nelle regioni settentrionali colpite da insicurezza, povertà e infrastrutture deboli. Inoltre, la Nigeria è ancora tra i 10 Paesi al mondo che non hanno raggiunto l’eliminazione del tetano materno e neonatale.

Oltre alle difficoltà di accesso alle cure, la disinformazione e le credenze sociali continuano ad alimentare la resistenza ai vaccini. In molte comunità rurali, falsi miti, spesso diffusi attraverso reti informali, scoraggiano l’adesione alle campagne vaccinali, lasciando madri e bambini esposti a rischi prevenibili. La vaccinazione materna, infatti, offre una delle soluzioni più efficaci e immediate: proteggere sia la madre che il bambino fin dalle prime fasi della vita, ancora prima della nascita.

INTERSOS supporta strutture sanitarie radicate nelle comunità, portando i servizi essenziali più vicino a chi ne ha più bisogno e facendo in modo che le donne incinte possano ricevere cure in modo sicuro e continuativo.

La vaccinazione materna è pienamente integrata nell’assistenza prenatale di routine. Ogni donna che si presenta a una visita viene valutata e le vengono offerti vaccini salvavita, incluso quello contro tetano e difterite, garantendo che la protezione faccia parte dell’assistenza standard.

I volontari sanitari della comunità svolgono un ruolo fondamentale nel colmare il divario finale. Attraverso visite domiciliari e sessioni di sensibilizzazione, accompagnano le comunità nell’affrontare le paure, contrastano la disinformazione e incoraggiano le donne a recarsi tempestivamente in clinica. Lavorando a fianco di leader religiosi e tradizionali, si assicurano che i messaggi siano affidabili, culturalmente sensibili e localmente rilevanti.

Infine, INTERSOS collabora a rafforzare il sistema sanitario stesso, potenziando le infrastrutture della catena del freddo, formando gli operatori sanitari di prima linea e dotando le strutture degli strumenti necessari per erogare servizi sicuri e affidabili.

I risultati sono misurabili e significativi. Nelle aree di intervento, la copertura vaccinale è aumentata fino al 40-50%, accompagnata da una maggiore consapevolezza e da una riduzione dei tassi di abbandono tra le donne in gravidanza. Le strutture sanitarie segnalano una diminuzione dei casi di tetano materno e neonatale, una delle principali cause di morte prevenibile.

Altrettanto importante è il cambiamento nei comportamenti. Sempre più donne si presentano alle visite prenatali, prendono decisioni consapevoli sulla propria salute e scelgono di proteggere sé stesse e i propri figli.

Per Gwoigwoi, una madre di 25 anni a Bama, quella decisione è arrivata dopo una perdita.

“Ho perso il mio secondo figlio perché non avevamo accesso alla vaccinazione”, racconta.

Sfollata e tagliata fuori dall’assistenza sanitaria, non aveva mai ricevuto vaccini di routine. Durante la sua attuale gravidanza, ha avuto accesso per la prima volta ai servizi di una struttura supportata da INTERSOS, ricevendo assistenza prenatale e la prima vaccinazione antitetanica. 

Ora la sua determinazione è incrollabile: “Continuerò a venire in clinica per tenere al sicuro me e il bambino che porto in grembo.”

La sua storia non è solo personale, riflette una trasformazione più ampia che si sta compiendo nelle comunità un tempo fuori dalla portata delle cure. “Ogni madre vaccinata è un passo verso una comunità più sana”, afferma il dottor Ayuba, operatore sanitario di INTERSOS.

Nonostante i progressi, il percorso da seguire rimane fragile. Colmare il divario vaccinale della Nigeria richiede il rafforzamento dei sistemi di approvvigionamento, l’ampliamento del personale sanitario e un coinvolgimento più profondo delle comunità per contrastare la disinformazione e costruire una fiducia duratura.

In questa Settimana Mondiale della Vaccinazione, il messaggio è al tempo stesso globale e profondamente locale: i vaccini funzionano per ogni generazione. Nello Stato del Borno, questa verità si misura in ogni madre che vince la paura e in ogni bambino che nasce protetto. Perché qui, un singolo vaccino fa molto più che prevenire una malattia, assicura il futuro.